La Terapia Craniosacrale secondo Mike Boxhall RCST FCSTA
Un articolo di Mike Boxhall sulla terapia cranio sacrale, riportato perchè molto intenso e chiarificante. Un ringraziamento per la traduzione a Laura Di Lernia (www.essereuno.com - Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. )
Trovo estremamente difficile vincolare la terapia cranio sacrale a definizioni precise.
Molti lo fanno o cercano di farlo perché ciò soddisfa un loro scopo preciso.
Vale a dire che li fa sentire un po’ più sicuri, la sensazione di sicurezza che viene dall’essere in grado di rendere la terapia conforme ad una modalità consolidata, come la medicina.
Altri ottengono un senso di sicurezza rendendo il modo di insegnarla conforme ad una modalità come l’istruzione, così come viene intesa a livello istituzionale.
In entrambi i casi, si tratta probabilmente di un bisogno totalmente comprensibile di conferma: l’essere riconosciuti come parte di un gruppo reale ed importante.
Credo di essere in qualche modo anarchico a tale riguardo, o quanto meno contro le regole, dal momento che ogni tentativo di qualcuno di delineare cos’è la terapia cranio sacrale, per me diventa riduttivo.
E’ molte cose, e spero che resterà così per molto operatori e pazienti.
Per alcuni è un lavoro di tipo meccanico, per altri è un lavoro psicoterapeutico e per qualcuno, ancora, è uno strumento per esplorare il significato della vita stessa.
Quest’ultimo aspetto è quello che maggiormente mi affascina e il fascino emerge dallo studio esperienziale, intrapreso da 17 anni, delle parole di Graham Sutherland “ti puoi fidare della Marea” (You can rely upon the Tide) e dall’esplorazione del significato di ciò.
Riconosco anche che altre persone possano essere ugualmente affascinate dagli altri modi, che ho menzionato, di vedere il lavoro. Il mio studio mi ha portato all’ esplorazione dello Spirito incarnato e nessuna espressione dello Spirito può essere soggetta all’analisi intellettuale, perché l’intelletto stesso è un’espressione dello spirito e in questo caso rimarrebbe un concetto piuttosto che un’esperienza. Io preferisco l’insicurezza del non conosciuto, dal quale l’illimitato può dispiegarsi come raccontata.
Se ascoltare è guarire (hearing is healing) come spesso abbiamo sentito dire, allora la quiete assoluta, il non attaccamento, fornisce alla storia la possibilità di essere completamente raccontata e nel pieno ascolto risiede la piena guarigione.
Non dobbiamo fare nulla solo ricevere senza giudizio. Qui, in questa ricettività, sta, per come io la vedo, il possente potere del principio femminile. Quanto esso è prezioso, e raro…
24 novembre 2008
Mike Boxhall RCST FCSTA
http://theemptychairteachingfoundation.com/
http://www.stillness.co.uk/
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